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Provava un costante malessere, era intollerante. Ecco la storia di Anna.

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Avevo aiutato la dolce Anna a dimagrire sull’addome quando aveva 45 anni: una dieta facile e veloce accompagnata da qualche piccola infiltrazione nel punto che… non voleva proprio sciogliersi. Dopo un po’ di anni torna a trovarmi: ha il viso pallido, è sofferente, e mi spiega che da tempo soffre per dei terribili mal di testa che le stanno sconvolgendo la vita sia sul lavoro che nel privato.

Aveva voglia che arrivasse la menopausa perché riteneva importante il fattore ormonale come causa della continua presenza di cefalea ed emicrania. Ma una volta arrivata, nulla è cambiato, mi racconta mentre mi siede di fronte durante la visita.

È venuta a trovarmi perché sono la sua ultima speranza, mi dice: la cefalea non è passata e inoltre alcuni dei tanti farmaci che sta provando per combatterla non la fanno stare bene. È malinconica, fatica a dormire la notte e soprattutto sta aumentando di peso senza controllo. Si sente gonfia in viso e sulle gambe.

In compenso ha letto sul mio sito che esiste un particolare test per le intolleranze alimentari che si chiama Cytotest. È un test indicato per individuare tutti i casi di anomala reazione del cibo nel nostro corpo, e la speranza di Anna è proprio che anche la sua cefalea possa essere dovuta alla reazione patologica tra qualche cibo da lei assunto e il suo corpo.

La mia risposta è chiara: non esiste la cura miracolosa e non esiste la certezza assoluta di risolvere il mal di testa di Anna. Ma senza dubbio spesso le anomale reazioni dell’organismo col cibo introdotto, le cosiddette intolleranze alimentari, creano uno stato di infiammazione dell’organismo, di anomalo funzionamento che scatena sintomi molto diversi tra loro e che non trovano spiegazione nella diagnostica consolidata e normalmente utilizzata in medicina.

Le cause per cui improvvisamente l’organismo non riconosce certi cibi spesso salutari (cereali, uova, alcuni frutti o verdure) sono spesso di origine intestinale. Un antibiotico per la bronchite, un virus, un’intossicazione alimentare o una indigestione possono alterare la digestione, la trasformazione, l’assorbimento e comportare un’anomala reazione del nostro corpo al cibo.

Lo dimostra proprio la visione al microscopio sul vetrino di quello che succede tra sangue del paziente e una frazione del cibo di cui si sospetta l’intolleranza: globuli bianchi che cambiano forma, si rompono per rilasciare nel sangue il contenuto reattivo contro l’ospite indesiderato, un alimento che abbiamo appena ingerito.

Vediamo al microscopio una reazione sicuramente negativa, del cui effetto è difficile prevedere la conseguenza; non è per forza il mal di testa, e non per forza la stanchezza di Anna o l’insonnia che l’attanaglia da tempo, o l’aumento inspiegabile di peso che sta subendo da mesi. D’altronde Anna ha fatto altri esami, sta effettuando cure di ogni tipo e non ottiene alcun risultato.

Detto fatto: dopo essere venuta a trovarci al Poliambulatorio, i biologi specializzati osservano il vetrino con i globuli bianchi di Anna che esplodono e si degranulano a contatto con proteine di due alimenti e un additivo chimico. Ecco la prova che tanto speravamo di trovare!

Ora per un po’ di tempo Anna cercherà di diminuire l’assunzione dei cibi reattivi mentre io cercherò di ripristinare la giusta funzione del suo intestino, la flora probiotica, la digestione. Sarà un lavoro che richiederà la mia e la sua attenzione, collaborazione e fiducia reciproca, ma Anna comincia già a stare meglio, e in volto le è ricomparso il dolce sorriso di un tempo, quello che ricordavo.

Dott. Enrico Filippini